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La Terza Roma non nasce a Bisanzio. Nasce a Firenze.
Nel 1472 Ivan III, gran principe di Mosca, sposa a Roma Zoe Paleologa, nipote dell’ultimo imperatore di Costantinopoli. Da quelle nozze, dicono i manuali, la Russia eredita l’aquila bicipite e l’idea di essere la Terza Roma, erede di Bisanzio. Mauro Belardi racconta un’altra storia. Con le nozze arrivano a Mosca gli architetti italiani che costruiscono il Cremlino, i monaci formati tra Firenze e il Monte Athos, e soprattutto un’idea: la religione interiore del neoplatonismo rinascimentale, quella che Michelangelo dipinge sulla volta della Sistina negli stessi anni in cui a Mosca il monaco Filofej scrive che «due Rome sono cadute, la terza sta, e una quarta non sarà».
Da questa intuizione parte un viaggio che attraversa dieci secoli: la nascita della Rus’ e della Moscovia, l’Islam come età di mezzo della civiltà greco-romana, il «miracolo economico» dell’anno Mille e lo Scisma, il Rinascimento italiano e i suoi misteri, la rivoluzione mercantile che dal Cinquecento fa dell’Occidente la Civiltà del Denaro. La Russia, senza sbocchi al mare, resta fuori da quella rivoluzione: per questo, sostiene l’autore, non è mai diventata «moderna», e per questo oggi può essere l’altra metà di un’Europa che ha dimenticato se stessa.
Un saggio di storia delle idee scritto da un russista di formazione spinoziana, con la libertà di chi non deve compiacere nessuna accademia: colto, polemico, spesso ironico, sempre documentato. Con oltre 700 note e la prefazione di Francesco Toscano.