C’è un giovane ufficiale, in una cittadina di provincia dove non succede mai niente. Si chiama Jurij Romašov, ha poco più di vent’anni e un difetto imperdonabile per un soldato: sogna. Sogna una vita diversa da quella della guarnigione — fatta di parate nel fango, sbornie all’osteria, soldati maltrattati e ufficiali che hanno smesso di pensare.
In mezzo a quella mediocrità, Romašov si aggrappa a un’unica luce: Aleksandra Petrovna, la «Suročka» — intelligente, magnetica, e moglie di un suo commilitone. Lei vuole fuggire da quel buco di provincia; lui vorrebbe soltanto essere amato. Tra lettere anonime, gelosie e l’assurdo codice d’onore della casta militare, la tensione cresce fino al punto di non ritorno: una sfida a duello. E nella notte che precede lo scontro, la donna che Romašov ama verrà a sussurrargli che cosa deve fare…
Pubblicato nel 1905, Il Duello (Poedinok) fu un terremoto: circa 45.000 copie vendute in un solo anno, applaudito da chi vedeva crollare il vecchio mondo e detestato da chi quel mondo voleva difenderlo. Aleksandr Kuprin, che era stato ufficiale, conosceva dall’interno la noia e la violenza della caserma, e ne fece il ritratto più spietato e più umano della letteratura russa.
Un romanzo sull’amore e sul tradimento, sull’individuo che prova a salvare la propria anima dentro una macchina che vuole solo obbedienza. Un classico che, oltre un secolo dopo, continua a parlare di noi.

